Chiesa di Santa Maria in Passione

Notizie storiche


Secolo

XV secolo

Frazione di secolo

seconda metà

Data (fondazione)

1457-1462

Uso storico

chiesa conventuale delle monache agostiniane di Santa Maria in Passione; casa delle Canonichesse lateranensi delle chiese soppresse di Santa Maria delle Grazie (chiesa nuova), di San Bartolomeo dell'Olivella e di Sant'Andrea; caserma delle Guardie di città, poi della Guardia di Finanza, e infine a sede dell'O.N.M.I.

La prima notizia che attesta l'esistenza della comunità religiosa delle monache di Santa Maria di Misericordia detta in Passione (o della Madonna della Pietà) risale al 1323, ma l'esame delle fonti documentarie autorizza a credere che tale comunità a quella data risiedesse in altra sede, almeno fino a tutto il 1407. Durante la prima metà del XV secolo, le monache si trasferirono presso la parrocchia di San Silvestro (perciò da allora furono anche chiamate con l'appellativo di Povere di San Silvestro), una chiesa già esistente almeno dal XII secolo all'interno del più esteso complesso del castrum, già residenza medievale dell'Arcivescovo e a quell'epoca sede del monastero del Corpus Domini, da quando nel 1449 fu ceduto alle monache Domenicane di Pisa. Fu questa compresenza di due diverse comunità monastiche a determinare l'esigenza di costruire un'altra chiesa: fu così fondata dalle Povere di San Silvestro una «capella con campana et altare», terminata nel 1462. L'anno successivo papa Pio II proclamò l'appartenenza delle monache di Santa Maria in Passione alla regola agostiniana, peraltro già da esse praticata di fatto.

Tra il XVI secolo e l'inizio del successivo la collina di Castello fu interessata dall'ampliamento dei tre monasteri femminili presenti in quest'area: intorno al 1450 fu completata la chiesa di Nostra Signora delle Grazie “la nuova” delle Canonichesse Lateranensi, nel 1462 -come già detto- era pronta Santa Maria in Passione e infine, a partire dal 1472 si procedette alla ricostruzione della nuova chiesa di San Silvestro delle Domenicane di Pisa.

Col passare del tempo la comunità delle monache di Santa Maria in Passione accolse altre congregazioni minori, finché non fu necessario un nuovo complesso per accogliere il gran numero di religiose aggregatesi; tuttavia, nessuna notizia precisa è pervenuta riguardo alle fasi di questa ricostruzione. La data di consacrazione della nuova chiesa oscilla tra il 1553 e il 1559. Il convento fu uno degli edifici interessati dalla visita del 1582 del Monsignor Bossio, che confermò il monastero sotto la cura dell'arcivescovo.

Intorno alla metà del Seicento la chiesa fu aggiornata al gusto del tempo assumendo i caratteri della spazialità barocca attraverso alcune modifiche strutturali (le crociere vennero trasformate in volte a vela, furono eliminati i costoloni, gli angoli e gli archi acuti arrotondati) e l'illusionismo pittorico, col contributo di importanti artisti locali, quali Lazzaro Tavarone, i Castello, i Carlone, i Piola e altri.

Nel 1798, con l'avvento dell'esperienza rivoluzionaria della Repubblica Ligure e le soppressioni di edifici sacri e ordini religiosi, le monache ripararono nel monastero di san Sebastiano e la loro chiesa fu chiusa al culto.

Tra il 1818 e il 1846 si insediarono nel complesso le Canonichesse lateranensi delle chiese soppresse di Santa Maria delle Grazie (chiesa nuova), di San Bartolomeo dell'Olivella e di Sant'Andrea. Nel 1889 il sindaco di Genova si appellò alla legge del 1866 sulla soppressione degli ordini religiosi e sull'incameramento dei loro beni, per destinare il complesso a servizi comunali: dapprima fu adibito a caserma delle Guardie di città, poi della Guardia di Finanza, e infine a sede dell'O.N.M.I.

La completa distruzione che ridusse l'edificio in rovina, come è visibile attualmente, avvenne durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un primo raid aereo avvenuto il 22 ottobre 1942 causò l'incendio del tetto, ma fu l'incursione del 4 settembre 1944 ad essere fatale: la collina di Castello fu pressoché rasa al suolo. Nel corso degli anni '70 fu elaborato dal Comune di Genova, nello specifico dall'architetto Ignazio Gardella, all'interno dei programmi di recupero del centro storico, il Piano Particolareggiato degli insediamenti universitari, finalizzato a introdurre in quest'area attività che la valorizzassero al meglio, come la nuova sede della facoltà di Architettura, la fondazione Paganini e la sede dell'Osservatorio. È in questa direzione che va anche l'intervento previsto nel Progetto Civis Sistema. Le uniche e più recenti testimonianze che ci mostrano l'aspetto della chiesa prima della sua distruzione sono riproduzioni fotografiche degli interni risalenti agli anni tra il 1943 e il 1958, oggi conservate presso gli archivi fotografici della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria, della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, della Soprintendenza per i Beni Archeologici e dell'Archivio del Comune di Genova.


Struttura architettonica

Esterni

Contesto: La chiesa si trova nel cuore del più antico insediamento urbano di Genova, sulla collina di Castello, che fu particolarmente attivo tra la fine del VI e II secolo a.C. Di particolare rilevanza sotto l'aspetto archeologico è proprio l'area che coincideva con gli edifici del distrutto complesso conventuale, dove negli anni novanta sono stati realizzati l'Auditorium e la Casa di Niccolò Paganini. La zona presenta una fitta e completa stratificazione che parte da un muro di epoca preromana, costituito da alcune pietre disposte a secco a ridosso di un grosso macigno, a mura di epoca romana, bizantina, longobarda, medievale, rinascimentale.

Edificio: Nell'area in cui sorgeva il monastero erano presenti alcuni resti delle antiche costruzioni, come ad esempio i ruderi della chiesa di S. Maria in Passione della quale era rimasto integro solamente il campanile, mentre sulla piazza era rimasta la parte inferiore della facciata. Altri resti del convento si trovano nella zona compresa tra la chiesa e la nuova costruzione della Facoltà di Architettura e attraversata da un percorso, via S. Maria in Passione, che divideva il complesso monastico in due corpi: uno adiacente alla chiesa, con annesso un giardino e l'altro che, articolato su vari piani, scendeva fino alla via Mascherona. Il convento si presentava come un insieme di ampi e articolati volumi frutto di ampliamenti e di sopraelevazioni succedutesi dal XV al XIX secolo. Gli interventi realizzati sono stati la ricostruzione della piazza di S. Maria in Passione nel rispetto degli antichi disegni architettonici, il ripristino di Salita S. Maria in Passione, il consolidamento del campanile e delle strutture della Chiesa, la copertura dell'abside per proteggere dagli agenti atmosferici gli stucchi ancora visibili, il ripristino del giardino del Convento, la copertura delle rovine delle murature del Convento (realizzando così un parco archeologico), l'edificazione (in fase di completamento) nel rispetto delle tracce architettoniche delle rovine, di alcuni vani che ospitano la sede dell'Osservatorio. La sede dell'Osservatorio rispetta la planimetria dell'antico convento ed è costituita dal cortile centrale attorno al quale si trovano i locali principali della Sede mentre a livello del cortile trovano spazio l'atrio e alcuni vani.

Interni

Della chiesa restano solo alcuni lacerti: parte dei muri perimetrali e la parte absidale, mentre manca del tutto la copertura del tetto. Nonostante ciò, è ancora visibile l'impostazione della planimetria, con pianta a navata unica costituita dalla ripetizione di due moduli quadrati con presbiterio a terminazione piana e coro sopraelevato; la copertura, dapprima lignea, fu successivamente voltata a crociera con costoloni torici in cotto (soluzione di matrice gotica). Il coro era sorretto da una volta a ombrello, poi appianata nel Seicento da un cannicciato.


Opere notevoli

La chiesa di Santa Maria in Passione ha accolto nei secoli opere d'arte di volta in volta aggiornate al gusto del tempo. Della decorazione risalente all'epoca di fondazione nulla è rimasto, cosicché possiamo solamente risalire a un elenco approssimativo delle opere ormai perdute che dovevano ornare l'edificio tra il 1464 e la metà del Cinquecento, sulla base di fonti documentarie. Al periodo compreso tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo si possono certamente riferire:

- la tela del pisano Aurelio Lomi (1556-1622) raffigurante la Pietà tra quattro angeli e i Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Silvestro e Agostino, databile intorno al 1603 e conservato presso la Soprintendenza per i Beni artistici e storici della Liguria a Genova;

- la tela di Domenico Fiasella con la Madonna col Bambino, angeli e i Santi Giacinto, Alberto e Gerolamo, databile entro il 1640, oggi all'Istituto Arecco di Genova;

- gli affreschi perduti di Lazzaro Tavarone per la volta dell'unica cappella presente nella chiesa, a sinistra dell'altare maggiore, con vari episodi ripartiti da cornici relativi alle Storie della Vergine (la Natività della Vergine, la Presentazione al Tempio, lAnnunciazione, la Visitazione e la Vergine assunta al cielo) alternati a riquadri con Allegorie dellObbedienza, della Magnanimità, e della Costanza. 1610 ca. Di queste opere restano documenti fotografici risalenti al 1943 e al 1958, conservati nell'Archivio del Comune di Genova (Servizio Beni Culturali) e nell'Archivio Fotografico della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Liguria;

- pareti della navata, Valerio Castello, affreschi perduti con la Caduta di Cristo sotto la Croce e l' Ecce Homo. Fotografia del 1943, Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria;

- volta centrale, Valerio Castello Domenico Piola e Paolo Brozzi, affresco perduto con la Gloria dello Spirito Santo. Fotografia del 1943, Archivio del Comune di Genova (Servizio Beni Culturali);

- presbiterio, parete sinistra (lacerto), Domenico Piola, affreschi con l'Orazione dei Getsemani e la Flagellazione di Cristo;

- volta del presbiterio, Domenico Piola e Paolo Brozzi, affreschi perduti con Putti con i Simboli della Passione, i Quattro Evangelisti e figure allegoriche. Fotografia, 1943, Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria;

- volta sotto il coro sopraelevato, Domenico Piola, affreschi con la Vergine Addolorata (fotografia del 1943) e gli ovati con la Cena in Emmaus (affresco strappato, Museo di Sant'Agostino, Genova), lApparizione di Cristo alla Madre (perduto), le Pie Donne al Sepolcro e lAscensione:

- volta sopra il coro, Giovanni Andrea Carlone, affresco perduto con la Pietà e Santi e figure degli Evangelisti. Riproduzione fotografica, Archivio fotografico della Soprintendenza Archeologica della Liguria.


Le Guide

Situata in Piazza di Santa Maria in Passione, è attualmente sede di un ufficio del comune; eretta nel 1553 sui resti di un precedente edificio religioso risalente al 1323. L’Anonimo descrive brevemente i cicli di affreschi che l’adornano: «tutta dipinta a fresco da Valerio Castello, e Domenico Piola con istorie della Passion di Cristo. Sopra il coro delle Monache la Vergine Maria col Figlio morto in grembo ed altri Santi, di Gio’ Battista Carlone» .


Gravemente danneggiata durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ha subito, insieme a tutta la zona, un grande intervento di restauro nel 1997. È attualmente sede dell’Osservatorio del Civis.
In questo caso, Alizeri ci aiuta a comprendere meglio quanto, questo complesso monastico, fosse importante; «dal 1323 fu reclusorio di Vergini che dicensi le Povere di S. Silvestro; del 1464 ridottesi in chiostro accettarono la regola di S. Agostino; del 1510 trapiantarono l’ordine in S. Tommaso» .
Per circa un secolo la chiesa rimase disadorna da affreschi, ma nel secolo XVII la presenza di Valerio Castello' e di Domenico Piola è accertata dall’Alizeri che si esprime con parole entusiaste nei confronti di questi due grandi artisti. «Dovrò io dire che il Piola imitasse Valerio, o non piuttosto che lo vincesse alla prova? Guardate a qu’e Misteri della Passione e alle storie bibliche composte in quadri e lunetti nel presbiterio, a que’ Profeti che sorgono in finte nicchie; e terrete per cosa stupenda che un pittore in età novela poggiasse a tanta felicità d’inventare, a tanta sapienza d’esprimere, e quel che è più raro, a tanta leggerezza e armonia di colori.
Più focoso, più ardito è il Castello nelle medaglie della Gita al Calvario e di Cristo mostrato al popolo […]. Più forte è […] il colorito, più popolate le scene, più lusinghevole il chiaroscuro» .
Altri grandi artisti parteciparono al ciclo decorativo: Domenico Piola dipinse un’ Addolorata con PuttiGiovanni Andrea Carlone raffigurò dei Santi in adorazione di Gesù e Lazzaro Tavarone rappresentò i Misteri della Madonna.

Bibliografia


P. Melli, S.Maria in Passione : per la storia di un edificio dimenticato, Quaderni della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, ed. Tormena, Genova, 1982

Bibliografia Guide

Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 76-77

Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 243

 

 

 

Ultimo aggiornamento 26 Ottobre 2022